Il 9 novembre 1961 una Buick nera perde il controllo su un cavalcavia dell’autostrada Milano-Torino, vicino a Santhià. Muoiono l’autista e il passeggero. Il passeggero si chiama Mario Tchou, ha trentasette anni, ed è l’ingegnere che due anni prima aveva guidato il progetto di uno dei primi calcolatori commerciali interamente a transistor, presentato un anno dopo l’annuncio del modello simile di IBM. Poche settimane dopo, quel traguardo viene messo da parte: l’azienda che lo aveva costruito sta per essere smontata e venduta agli americani.
Guarda il racconto completo su YouTube ↗
Per capire come un’azienda italiana di macchine da scrivere sia arrivata a competere con l’IBM sul suo stesso terreno, e cosa sia rimasto di quel traguardo, bisogna partire da Roma, trent’anni prima.
- 1924Il ragazzo di Roma
- 1955L’annuncio sul giornale
- 1959L’Elea 9003, uno dei primi calcolatori a transistor
- 1961Due morti in venti mesi
- 1965La macchina nascosta: la Programma 101
Il ragazzo di Roma (1924-1955)
Mario Tchou nasce a Roma il 26 giugno 1924, figlio di un diplomatico cinese presso la Santa Sede. Cresce italiano di lingua e di scuola, ma per tutta la vita c’è sempre qualcuno che, parlando di lui, dice non “l’ingegnere” ma “il cinese”: un dettaglio che pesa quando, anni dopo, bisognerà decidere quale progetto difendere e quale lasciar cadere. Dopo la laurea in ingegneria parte per gli Stati Uniti, dove studia e lavora nei laboratori in cui, nei primi anni Cinquanta, nasce quella che ancora non si chiama informatica.
In Italia, in quegli anni, i calcolatori elettronici non esistono: nessuna azienda, nessuna università, nessun corso di laurea li produce. L’unico a pensarci è Adriano Olivetti, convinto che le macchine da scrivere meccaniche siano condannate dall’elettronica. Nel 1955 richiama Mario Tchou in Italia, a trentun anni, per dirigere un Laboratorio Ricerche Elettroniche che ancora non esiste, con carta bianca.
L’annuncio sul giornale e l’Elea 9003 (1955-1959)
Per costruire una squadra che in Italia non esiste, l’Olivetti pubblica un annuncio sul giornale: si cercano ingegneri e fisici interessati ai problemi delle calcolatrici elettroniche. Tchou sceglie personalmente una decina di giovani, quasi nessuno dei quali sa già fare quel lavoro, più uno specialista straniero, il canadese Martin Friedmann. Il laboratorio si insedia prima in una villetta a Barbaricina, vicino a Pisa, dove Olivetti collabora anche con il Centro Studi Calcolatrici Elettroniche fondato su consiglio di Enrico Fermi, poi a Borgolombardo, alle porte di Milano.
Dopo due prototipi a valvole, Mario Tchou prende la decisione che definisce l’intero progetto: la terza macchina sarà interamente a transistor, un componente ancora giovane e costoso che nessuno aveva mai usato per un calcolatore commerciale completo. Servono trecentomila transistor che in Italia non produce nessuno: per procurarseli, Tchou e Roberto Olivetti fondano nel 1957, insieme a Virgilio Floriani della Telettra, la Società Generale Semiconduttori, la SGS.

L’8 novembre 1959 Adriano Olivetti presenta al Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi l’Elea 9003, disegnata da Ettore Sottsass: uno dei primi calcolatori commerciali interamente a transistor: l’IBM 7070, un modello simile, era stato annunciato l’anno prima. Il primo esemplare viene installato al Lanificio Marzotto; ne saranno prodotti circa quaranta.


Due morti in venti mesi: Adriano Olivetti e Mario Tchou (1960-1961)
Il 27 febbraio 1960 Adriano Olivetti muore a 58 anni durante un viaggio in treno verso Losanna. Con lui scompare l’unico dirigente disposto a difendere l’elettronica contro chi, dentro l’azienda, la considerava una divisione costosa e lontana dal mestiere storico di Ivrea. Venti mesi dopo, il 9 novembre 1961, Mario Tchou muore nell’incidente sull’autostrada Milano-Torino, mentre si reca a una riunione sulla macchina che avrebbe dovuto succedere all’Elea 9003.
Negli anni sono circolate ipotesi di sabotaggio, anche legate a presunti interessi americani. Non esiste alcuna prova che la morte di Tchou sia stata altro da un incidente stradale: nessuna indagine ha mai trovato riscontri concreti, e i sospetti restano sospetti.
Lo smantellamento (1961-1964)
Senza Adriano Olivetti né Mario Tchou, la divisione elettronica resta senza chi sappia difenderla nelle riunioni che contano. L’azienda, indebitata per un’espansione troppo rapida, viene ricapitalizzata da un gruppo di banche e industrie italiane che, guardando ai soli numeri, vede nell’elettronica la voce che costa di più e rende di meno. Nel 1964 la divisione elettronica dell’Olivetti viene ceduta alla General Electric: un’azienda che aveva costruito uno dei primi calcolatori a transistor viene venduta a uno dei grandi concorrenti americani.
La macchina nascosta: la Programma 101 (1964-1969)
Prima della cessione, l’ingegnere Pier Giorgio Perotto sta lavorando a un progetto diverso da tutto il resto: un calcolatore piccolo abbastanza da stare su una scrivania e da usare senza tecnici. L’accordo con la General Electric riguarda i calcolatori elettronici, non le calcolatrici: così il progetto di Perotto viene riclassificato come calcolatrice e resta all’Olivetti. Con quattro tecnici, Giovanni De Sandre, Giuliano Gaiti, Gastone Garziera e Giancarlo Toppi, Perotto porta a termine la macchina.
Il 14 ottobre 1965, alla fiera BEMA di New York, l’Olivetti presenta la Programma 101: programmabile, prezzo di 3.200 dollari contro le centinaia di migliaia di un calcolatore dell’epoca. Ne vengono vendute circa quarantaquattromila. La NASA ne acquista dieci e le usa per pianificare la missione Apollo 11: uno degli allunaggi più famosi della storia passa anche da una macchina italiana nata per aggirare un contratto di vendita.
In qualità di Affiliati Amazon, riceviamo un guadagno dagli acquisti idonei effettuati tramite questo link, senza alcun costo aggiuntivo per chi legge.
Scopri il libro su AmazonLa SGS, la società di semiconduttori fondata da Tchou nel 1957, non fu smantellata: nel 1987 si fuse con la divisione semiconduttori della francese Thomson e oggi, con il nome STMicroelectronics, è una delle maggiori aziende di microchip al mondo. Ha ancora uno stabilimento ad Agrate Brianza, a pochi chilometri dal capannone dove fu costruita l’Elea 9003, in via Camillo Olivetti.
Cosa dicono le fonti: fu davvero il primo, e cosa venne dopo
Il primato dell’Elea 9003 è raccontato con toni diversi. Il Museo Tecnologicamente la dice “ritenuto il primo calcolatore al mondo completamente a transistor”. IEEE Spectrum parla di “uno dei primi mainframe a transistor” e la colloca fra i calcolatori di seconda generazione, con transistor e memorie a nuclei di ferrite, come l’IBM 7070 e il Siemens 2002. Wikipedia scrive che fu “uno dei primi calcolatori commerciali interamente a transistor” e che l’IBM 7070 era stato annunciato l’anno prima; Planet Mainframe la definisce “certamente uno dei primi” al mondo. Il dato solido è il 1959, anno della presentazione al Presidente Gronchi, e il fatto che fosse una macchina interamente a transistor: la graduatoria esatta dipende da cosa si intende per “commerciale” e da come si datano gli annunci.
Storia Olivetti ricorda poi come ci si arrivò. Il prototipo Elea 9001, “macchina zero”, è dell’autunno 1957; nel 1958 seguì l’Elea 9002 a valvole, considerato il prototipo di una macchina commerciale, ma Tchou ne sospese il lancio per puntare su una macchina completamente transistorizzata, più veloce e meno costosa. Per procurarsi i componenti, nel 1957 l’Olivetti fondò con Telettra la SGS, la prima azienda italiana di componenti elettronici a stato solido; secondo IEEE Spectrum produsse prima transistor al germanio su licenza General Electric, e nel 1960 entrò nella società la statunitense Fairchild, guidata da Robert Noyce, per i transistor al silicio.
I numeri successivi: secondo Storia Olivetti e Wikipedia furono installati circa quaranta Elea 9003, venduti a circa cinquecento milioni di lire l’uno secondo Storia Olivetti; il modello più piccolo, l’Elea 6001, ne vendette circa centocinquanta, sempre secondo Wikipedia. Dopo il passaggio alla General Electric, un altro modello, l’Elea 4-115 ribattezzato GE 115, ebbe un buon successo commerciale, soprattutto negli Stati Uniti.
Le fonti
Fonti usate per la ricerca dell’episodio. I link portano a pagine aperte e controllate; dove le fonti divergono, lo diciamo nel testo.
- Storia Olivetti, Mario Tchou e il progetto del primo elaboratore italiano, storiaolivetti.it, sezione Personaggi, 2026. il Laboratorio di Barbaricina, l’Elea 9001, 9002 e 9003
- Storia Olivetti, La Divisione Elettronica Olivetti: un’occasione perduta negli anni ’60?, storiaolivetti.it, sezione Storia aziendale, 2026. la SGS, i circa quaranta Elea 9003 e la cessione alla General Electric
- Elisabetta Mori, The Italian Computer: Olivetti’s ELEA 9003 Was a Study in Elegant, Ergonomic Design, IEEE Spectrum, 2019. la scelta del transistor, Sottsass e il confronto con l’IBM 7070
- Jean Kumagai, Rediscovering the Remarkable Engineers Behind Olivetti’s ELEA 9003, IEEE Spectrum, 2019. la graphic novel su Mario Tchou
- Alessandro Bruno, When Italy had the Technological Edge over the United States: Olivetti Elea, Planet Mainframe, 2023. l’Elea e le ipotesi sulla morte di Tchou, riportate come dubbi e non come fatti
- Museo Tecnologicamente, Mario Tchou, museotecnologicamente.it, sezione Biografie, 2026. biografia di Tchou e dell’Elea 9003
- Wikipedia, Olivetti Elea, voce dell’enciclopedia, consultata l’11 ottobre 2026 come indice di partenza, 2026. i modelli della serie e il confronto con l’IBM 7070



Lascia un commento