Alan Turing, il matematico condannato nel 1952 per la sua omosessualità

Il Processo di Alan Turing: Perché l’Inghilterra lo Condannò

Sette giugno 1954, Wilmslow, contea del Cheshire. La donna delle pulizie arriva alla solita ora, sale le scale della piccola casa di Adlington Road, bussa, nessuna risposta. L’uomo che vive lì, Alan Turing, è disteso sul letto, immobile da ore. Sul comodino, accanto a lui, c’è una mela con qualche morso mancante. L’autopsia trova cianuro nel corpo, e l’inchiesta chiude il caso in pochi giorni con un verdetto: suicidio. I giornali locali dedicano alla notizia lo spazio di un fatto di cronaca minore: un uomo solo, un po’ eccentrico, morto in circostanze tristi ma non particolarmente interessanti. Quei giornali non potevano sapere che l’uomo disteso su quel letto aveva, dodici anni prima, contribuito più di chiunque altro a decidere l’esito della Seconda guerra mondiale, e che lo stesso paese che gli doveva tutto questo lo aveva, due anni prima, processato e condannato.

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Questa è la storia di Alan Turing. Non solo quella di Enigma, che forse già conoscete, ma quella di come un genio che aveva contribuito a salvare il suo paese sia stato distrutto da quello stesso paese in tempo di pace, e di come, ancora oggi, non si sappia con assoluta certezza come sia morto davvero.

In questo episodio
  • 1928Il ragazzo che pensava diverso
  • 1936La macchina che esiste solo sulla carta
  • 1939-45Bletchley Park e il segreto più grande della guerra
  • 1952Il processo che nessuno racconta
  • 2009-17Il paese che si scusò troppo tardi

Alan Turing, il ragazzo che pensava diverso (1912-1930)

Alan Mathison Turing nasce il 23 giugno 1912 a Maida Vale, Londra, in una famiglia della media borghesia coloniale britannica. Fin da piccolo è un bambino che i maestri non sanno dove collocare: non pigro, semmai l’opposto, capace di concentrarsi su ciò che lo interessa con un’intensità che sfianca chiunque provi a distrarlo. A nove anni legge già libri di divulgazione scientifica pensati per un pubblico adulto. Nel sistema scolastico inglese di allora, un ragazzo così non viene definito “brillante”: viene definito “difficile”.

A tredici anni viene mandato alla Sherborne School, un collegio nel Dorset, dove incontra Christopher Morcom, compagno di classe di un anno più grande, brillante quanto lui ma più a suo agio nel mondo. Per Alan, Christopher diventa un rivale intellettuale, il primo vero amico della sua vita e, per quanto se ne può dedurre dalle lettere e dai diari sopravvissuti, il primo amore: un sentimento che, nell’Inghilterra del 1928, in un collegio maschile gestito da uomini di chiesa, non ha nemmeno un nome che si possa pronunciare ad alta voce. Nel febbraio del 1930 Christopher Morcom muore di tubercolosi bovina. Alan ha diciassette anni e lo scopre da una lettera. Scrive per anni alla madre di Christopher domande che sono, in fondo, una sola domanda: dove va a finire una mente, quando il corpo che la conteneva smette di funzionare? È una domanda che, vent’anni dopo, farà di lui uno dei padri fondatori di un campo che ancora non esiste.

La macchina che esiste solo sulla carta (1936)

Turing entra al King’s College di Cambridge nel 1931. Nel 1936, per rispondere a un problema di matematica pura posto dal tedesco David Hilbert (esiste un metodo meccanico che permetta di stabilire se un’affermazione matematica sia vera o falsa?), immagina un dispositivo che non costruisce e che non gli interessa costruire davvero: un nastro infinito diviso in caselle, una testina che legge e scrive simboli seguendo un insieme fisso di regole. Oggi la chiamiamo “macchina di Turing”. Nel 1936 è solo una costruzione teorica dentro un articolo di ventotto pagine, “On Computable Numbers”, che dimostra come una singola macchina di questo tipo possa, in linea di principio, simulare il comportamento di qualsiasi altra macchina di calcolo possibile: una macchina universale, l’idea ancora priva di forma fisica di ciò che oggi chiamiamo computer programmabile.

Bletchley Park e il segreto più grande della guerra (1939-1945)

Pochi giorni dopo la dichiarazione di guerra alla Germania nazista, Turing si presenta in un luogo che sulle carte ufficiali non esiste: Bletchley Park, dove il governo britannico ha riunito migliaia di matematici, linguisti ed esperti di ogni tipo con un solo obiettivo, rompere i codici con cui i tedeschi cifrano le comunicazioni militari con la macchina Enigma. Un gruppo di matematici polacchi aveva già trovato, prima della guerra, una prima breccia in quel sistema. Lavorando nella baracca Hut 8, Turing guida lo sviluppo di una versione britannica molto più potente di quel dispositivo, “the Bombe”, e progetta un metodo per sfruttare una debolezza specifica dell’Enigma navale usato dai sommergibili tedeschi che stavano affondando i rifornimenti diretti in Gran Bretagna.

Dipinto di una grande macchina con tamburi metallici e cavi in un capannone buio illuminato da una lampada
Illustrazione dell’episodio: una macchina a tamburi e fili in un capannone, a evocare le Bombe di Bletchley Park; non è la ricostruzione di un modello preciso.

Diversi storici, esaminando l’insieme del lavoro di Bletchley Park, hanno stimato che l’intelligence ricavata da Enigma abbia abbreviato il conflitto europeo di circa due anni, salvando un numero di vite umane che nessuno storico si azzarda a dare come cifra definitiva, ma che quasi tutti concordano nel definire enorme. Tutto questo resta sepolto sotto il più assoluto segreto di Stato per i successivi trent’anni: il pubblico britannico non saprà nulla del lavoro svolto a Bletchley Park fino alla metà degli anni Settanta, vent’anni dopo la morte di Turing. Quando la guerra finisce, nel 1945, Turing non può dire a nessuno cosa ha fatto. Non agli amici, non ai colleghi, e non, quando servirà, a un tribunale che lo giudicherà per tutt’altro motivo.

Il processo che nessuno racconta (1952)

Nel gennaio 1952 Turing subisce un furto in casa a Wilmslow e denuncia l’accaduto alla polizia. Nel raccontare i dettagli, rivela di conoscere l’autore del furto attraverso un giovane, Arnold Murray, con cui aveva una relazione. Gli agenti cambiano immediatamente direzione: nel Regno Unito del 1952 i rapporti omosessuali tra uomini adulti e consenzienti sono un reato penale, punito dalla stessa legge del 1885 sotto cui era stato condannato Oscar Wilde più di mezzo secolo prima. Turing viene arrestato per “gross indecency” e non nega nulla: ai suoi occhi non ha fatto nulla di sbagliato, ha semplicemente vissuto la propria vita in modo onesto, in un paese che ha deciso per legge che quell’onestà è un crimine.

Al processo, aperto nel marzo 1952 nell’aula di giustizia di Knutsford (Sessions House), Turing si dichiara colpevole. Non può menzionare nulla del proprio lavoro bellico, coperto dal segreto di Stato per altri vent’anni, e si presenta davanti al tribunale come un semplice matematico universitario. La legge prevede due esiti: il carcere, oppure la libertà vigilata a condizione di sottoporsi a un trattamento ormonale destinato, nelle intenzioni pseudo-mediche dell’epoca oggi riconosciute prive di fondamento scientifico, a “correggere” l’orientamento sessuale del condannato. Turing sceglie il trattamento, per poter continuare a lavorare, e per un anno viene sottoposto a iniezioni di un estrogeno di sintesi che gli provocano, tra gli altri effetti, ginecomastia. La condanna gli costa anche il nulla osta di sicurezza: l’uomo che aveva contribuito più di chiunque altro a costruire l’apparato di intelligence britannico viene considerato, dallo stesso apparato, un rischio per la sicurezza nazionale.

Dipinto di un’aula di tribunale con panche di legno scuro, finestre ad arco e una figura in piedi davanti al banco del giudice
Illustrazione dell’episodio: un’aula di tribunale vuota, a evocare il processo di Knutsford del 31 marzo 1952.

Sulla mela morsicata trovata accanto al corpo, la versione ufficiale accettata dall’inchiesta del 1954 resta il suicidio. Ma dagli anni Duemila alcuni storici, tra cui Jack Copeland, hanno rimesso in discussione questa ricostruzione senza poterla smentire con certezza: l’assenza di un biglietto d’addio, le liste di cose da fare compilate nei giorni precedenti, il fatto che Turing tenesse un laboratorio casalingo di elettrodeposizione proprio nella stanza accanto, che usava cianuro, aprono anche l’ipotesi di un incidente per inalazione. Il corpo venne cremato pochi giorni dopo la morte, secondo le sue volontà: nessuna autopsia moderna potrà mai risolvere la questione con certezza.

Il paese che si scusò troppo tardi (2009-2017)

Per vent’anni dopo la morte di Turing, il pubblico britannico non sa nulla di Bletchley Park né del suo contributo alla vittoria. Il velo si solleva solo nel 1974, con la pubblicazione del libro “The Ultra Secret” di Frederick Winterbotham. Ci vorranno altri trentacinque anni prima di una riparazione pubblica: nel 2009, dopo una petizione online, il primo ministro Gordon Brown rilascia scuse ufficiali per il modo in cui il governo aveva trattato Turing. Nel 2013 la regina Elisabetta II gli concede una grazia reale postuma, che cancella formalmente la condanna del 1952. E nel 2017 il Parlamento approva la cosiddetta “Alan Turing law”, un’amnistia retroattiva che perdona automaticamente le decine di migliaia di uomini condannati nel Novecento britannico per reati legati all’omosessualità, ormai aboliti dalla legge.

Dipinto di un palazzo neoclassico di sera con alcune finestre illuminate e lampioni davanti all’ingresso
Illustrazione dell’episodio: un palazzo governativo di sera con le finestre illuminate, a evocare le scuse del governo britannico del 2009.
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Oggi il volto di Alan Turing compare sulla banconota da cinquanta sterline della Banca d’Inghilterra. Ma le scuse del 2009, la grazia del 2013, la legge del 2017 sono tutte cose accadute a un uomo che non poteva più riceverle: sono gesti rivolti, in fondo, non a lui, ma a noi, al bisogno di un paese di sentirsi in pace con un errore che ha impiegato più di sessant’anni ad ammettere. Alan Turing non ha mai saputo di essere stato perdonato. Non sapremo mai con certezza assoluta cosa sia accaduto davvero quella mattina di giugno del 1954. Ma sappiamo, ora, chi era l’uomo a cui è accaduto.

Cosa dicono i documenti: il processo, le scuse e la grazia

Il processo di Turing ha una data e un luogo precisi. Secondo Wikipedia il caso Regina contro Turing e Murray andò a giudizio il 31 marzo 1952 al Sessions House di Knutsford; Westminster Guides lo colloca nell’aula di giustizia di Knutsford, nel Cheshire. Turing si dichiarò colpevole e, invece del carcere, fu messo in libertà vigilata per dodici mesi a condizione di sottoporsi a un trattamento ormonale presso il Manchester Royal Infirmary. Le fonti divergono sul destino del coimputato Arnold Murray: per Wikipedia ebbe una dimissione condizionale, per Westminster Guides l’obbligo di buona condotta per dodici mesi.

Le scuse del 2009 hanno un testo preciso. Dopo una petizione online firmata da più di trentamila persone, l’11 settembre 2009 Gordon Brown scrisse che il trattamento di Turing era stato “del tutto ingiusto” e concluse, come riportano NPR e CNN: “a nome del governo britannico e di tutti coloro che vivono liberi grazie al lavoro di Alan, sono molto orgoglioso di dire: ci dispiace, meritavi molto di meglio”. Non era una grazia. The Register riferisce che nel 2012 il governo respinse la richiesta di una grazia postuma e che un ministro dichiarò, alla Camera dei Lord, che l’ipotesi era già stata valutata e scartata al tempo delle scuse.

La grazia è del dicembre 2013, con un decreto datato 24 dicembre, ed è stata concessa con la prerogativa reale di clemenza. NBC News ricorda che era stata usata solo altre tre volte dal 1945, e il ministro della Giustizia Chris Grayling la definì “un giusto tributo a un uomo eccezionale”. Per Al Jazeera, Grayling parlò anche di un trattamento ingiusto e disse che Turing meritava di essere ricordato per il suo contributo allo sforzo bellico.

Le fonti

Fonti usate per il fact-check dell’episodio. I link portano a pagine aperte e controllate; dove le fonti divergono lo diciamo nel testo.


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