Un prototipo di smartphone touchscreen Nokia, anni prima dell'iPhone

Nokia Aveva Già Inventato l’iPhone: la Storia del Prototipo Sepolto

Duemilaquattro, un edificio anonimo alla periferia di Helsinki. Dentro una sala riunioni con le tende abbassate, un piccolo gruppo di manager osserva un oggetto che nessuno di loro sa ancora come chiamare: un telefono senza tasti fisici, con uno schermo grande che si può scorrere toccandolo con un dito, come si scorrerebbe un foglio di carta. L’azienda che lo ha costruito si chiama Nokia. È, in quel momento, la più grande produttrice di telefoni al mondo. Quel prototipo non arriverà mai nei negozi. Non per mancanza di tecnologia: per la burocrazia interna che lo giudica troppo rischioso. Tre anni dopo, un’altra azienda, dall’altra parte del mondo, presenterà al pubblico un telefono che gli somiglia in modo quasi impressionante.

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Questa è la storia di Nokia. Non solo la parabola ascesa-e-declino che molti già conoscono, ma quella di un’azienda che ha seppellito il proprio futuro non una, ma due volte, con lo stesso identico meccanismo: una cultura organizzativa capace di renderla invincibile per un decennio, e di renderla cieca per quello successivo.

In questo episodio
  • 1865Il fiume che diede il nome
  • 1992-2000La scommessa vincente
  • 2004Il telefono sepolto
  • 2011La piattaforma in fiamme
  • 2013La vendita a Microsoft

Il fiume che diede il nome (1865-1967)

Il 12 maggio 1865, a Tampere, in Finlandia meridionale, l’ingegnere minerario Fredrik Idestam apre una piccola fabbrica di pasta di legno per la carta sulle rive delle rapide di Tammerkoski. Tre anni dopo, in cerca di una portata d’acqua migliore, apre una seconda cartiera quindici chilometri più a ovest, lungo un fiume chiamato Nokianvirta. Nel 1871 dà a quella società il nome del villaggio e del fiume: Nokia. Nessuno, in quel momento, avrebbe potuto immaginare un telefono: il telefono stesso, inventato pochi anni dopo da Alexander Graham Bell, è ancora un oggetto da laboratorio.

Negli anni successivi nascono, nella stessa area geografica e alimentate dalla stessa energia idroelettrica, altre due aziende senza nulla in comune con la carta: la Finnish Rubber Works nel 1898 e la Finnish Cable Works nel 1912. Nel 1967 le tre società si fondono in un’unica entità, Nokia Corporation, un conglomerato che produce contemporaneamente carta, pneumatici, cavi elettrici, televisori ed energia. Dentro la Finnish Cable Works, dal 1960, esiste già un piccolo reparto di elettronica che nessuno considera strategico: sviluppa apparecchiature radio per l’esercito finlandese. Sarà quel reparto, il più piccolo e il meno redditizio dei tanti, a decidere un giorno il destino dell’intera azienda.

La scommessa vincente (1981-2000)

Nel 1981 i paesi nordici lanciano insieme la rete NMT, la prima rete di telefonia cellulare automatica e internazionale al mondo. Nokia comincia a produrre i telefoni per quella rete, e nel 1987 lancia il Mobira Cityman 900, il primo telefono nordico davvero portatile: quello stesso anno una fotografia del leader sovietico Mikhail Gorbaciov che lo usa a Helsinki lo rende celebre in tutto il mondo. Il primo luglio 1991, in Finlandia, va in scena la prima chiamata GSM commerciale della storia. Nokia si trova con un vantaggio tecnico su ogni altro produttore al mondo, dentro il mercato digitale della telefonia mobile prima che quasi chiunque altro capisca che sta per esplodere.

Dipinto-fotografia di un uomo in cappotto con un grosso telefono portatile all’orecchio, circondato da fotografi di notte per strada
Illustrazione dell’episodio: un uomo con un telefono portatile e fotografi, a evocare la fama del Mobira Cityman nel 1987.

Il salto arriva nel gennaio 1994 con il Nokia 2110: l’azienda prevede di venderne quattrocentomila unità, e finisce per venderne oltre venti milioni. Sotto la guida dell’amministratore delegato Jorma Ollila, Nokia dismette uno dopo l’altro i propri business storici, la carta, la gomma, i cavi, per concentrarsi interamente sulla telefonia mobile. Nel 1998 supera Motorola e diventa il primo produttore di telefoni al mondo, posizione che manterrà per quattordici anni consecutivi. Nel 2000, al culmine della bolla tecnologica, la sua capitalizzazione di mercato sfiora i duecentocinquanta miliardi di dollari: per anni pesa da sola per circa un quarto della crescita economica della Finlandia.

Il telefono Nokia sepolto (2004)

Torniamo alla sala riunioni con cui si apre questa storia. Il prototipo touchscreen mostrato nel 2004, secondo chi vi ha lavorato, è il punto più avanzato raggiunto da anni di ricerca interna sull’interazione touchscreen e sulla navigazione internet mobile: pensato per la navigazione internet mobile (le fonti consultate non descrivono come si usasse). I motivi per cui non viene mai portato a compimento non sono uno solo: il timore di un flop commerciale costoso in un mercato che sembra già vinto, dubbi tecnici sulla maturità del sistema operativo Symbian, e un problema più profondo, quasi culturale, descritto da più fonti interne come una burocrazia “in stile sovietico”. Un manager che si occupava di interfacce per Symbian racconterà, anni dopo, di aver sottoposto circa cinquecento proposte di miglioramento nel corso della propria carriera. Nessuna viene approvata.

Dipinto-fotografia di un telefono argentato con schermo scuro, tasti di navigazione e un pennino su un tavolo scuro
Illustrazione dell’episodio: uno smartphone con schermo touch e pennino, nello stile dei primi touchscreen Nokia.

Gennaio 2007: Steve Jobs presenta l’iPhone. L’anno successivo Google lancia Android, gratuito per qualunque produttore. Il futuro che Nokia aveva già intravisto, e sepolto, arriva comunque, da qualcun altro. Dentro l’azienda la reazione iniziale non è di allarme: il primo iPhone, senza rete 3G e con un prezzo molto più alto della media, è facile da liquidare come un prodotto di nicchia. È un errore di valutazione che si rivelerà tra i più costosi nella storia dell’industria tecnologica, perché il telefono stava smettendo di essere prima di tutto un dispositivo per chiamare, per diventare prima di tutto una piattaforma per applicazioni, ed è esattamente il terreno su cui Symbian non era stato pensato per competere.

Dipinto-fotografia della sagoma di una persona su un palco illuminato davanti a un grande schermo con il disegno di uno smartphone
Illustrazione dell’episodio: una figura su un palco davanti a uno schermo con il profilo di un telefono, a evocare la presentazione dell’iPhone nel 2007.

La piattaforma in fiamme (2011)

Il 21 settembre 2010 il consiglio di amministrazione affida per la prima volta la guida di Nokia a un manager straniero: Stephen Elop, canadese, arrivato dalla presidenza della divisione Business di Microsoft. L’8 febbraio 2011 scrive ai dipendenti una nota destinata a diventare uno dei documenti aziendali più citati nella storia recente della tecnologia: descrive Nokia come un uomo su una piattaforma petrolifera in fiamme, costretto a scegliere tra restare a bordo o gettarsi in acque gelide ma possibili. Tre giorni dopo annuncia la decisione che la nota aveva anticipato: Nokia abbandona Symbian e MeeGo, i sistemi costruiti internamente in oltre un decennio, per adottare Windows Phone, il sistema operativo del suo ex datore di lavoro. Il titolo Nokia perde il 14% in un solo giorno.

Un solo dispositivo costruito su MeeGo è già troppo avanti per essere fermato: il Nokia N9, presentato nel giugno 2011, un corpo in policarbonato senza giunture visibili e un’interfaccia a gesti che diversi commentatori descriveranno come più elegante di quanto Apple stessa avrebbe adottato anni dopo. Nokia lo lancia in pochi mercati, con un budget di marketing minimo, per non distogliere attenzione dal vero progetto: i Lumia con Windows Phone, in uscita pochi mesi dopo. Lo stesso identico meccanismo del 2004, capovolto: questa volta il prodotto migliore non viene fermato prima di nascere, viene lasciato nascere e poi lasciato morire quasi subito. È in questi mesi che comincia a circolare la teoria del “cavallo di Troia”: e se Elop non fosse mai stato assunto per salvare Nokia, ma per prepararla a essere venduta a un prezzo di saldo proprio all’azienda da cui proveniva? Un’indagine giornalistica successiva, il libro “Operation Elop” scritto da giornalisti del quotidiano finlandese Kauppalehti, non trova prove di un piano orchestrato fin dall’inizio, ma descrive comunque Elop come uno dei peggiori amministratori delegati mai messi alla guida di una grande azienda tecnologica.

La vendita a Microsoft e l’eredità

Nel 2012 Samsung supera Nokia come primo produttore mondiale, chiudendo quattordici anni di leadership finlandese. Dietro il dato di mercato c’è una crisi fatta di persone: diciassettemila posti di lavoro tagliati tra il 2011 e il 2012, l’ultimo stabilimento produttivo finlandese chiuso. Il 3 settembre 2013 Microsoft annuncia l’acquisizione della divisione telefoni di Nokia per circa 7,2 miliardi di dollari: una frazione, circa un trentacinquesimo, dei quasi 250 miliardi di capitalizzazione sfiorati tredici anni prima. L’operazione si conclude nell’aprile 2014. Nokia come società non scompare: continua a esistere come fornitore di infrastrutture di rete, un business meno visibile ma tuttora solido. Il marchio applicato ai telefoni rinasce nel 2016 sotto licenza a HMD Global, fondata da ex dirigenti Nokia.

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È facile, raccontando questa storia col senno di poi, trasformarla in una favola morale ordinata: un’azienda arrogante ignora il proprio genio interno e paga il prezzo della propria cecità. Ma la stessa prudenza che nel 2004 seppellì quel prototipo, e che sette anni dopo lasciò morire in fretta un telefono che la critica aveva amato, era in larga parte la stessa disciplina organizzativa che negli anni Novanta aveva trasformato una piccola divisione telefonica in un conglomerato di carta e gomma nel primo produttore di telefoni al mondo. Nessuno, a Nokia, decise mai deliberatamente di perdere. Decisero, uno dopo l’altro, di restare fedeli a ciò che li aveva resi vincenti fino a quel momento. E in quella fedeltà si nascondeva l’errore che nessuno seppe vedere in tempo.

Cosa dicono le fonti: i touchscreen Nokia documentati e il memo di Elop

Le fonti confermano che Nokia lavorò ai touchscreen prima dell’iPhone, ma raccontano una storia più ricca dell’immagine di un solo prototipo. PCR, che riprende un articolo del New York Times del 2010, riferisce la testimonianza dell’ex dipendente Ari Hakkarainen: nel 2004 Nokia lavorava a un telefono touchscreen collegato a internet, abbandonato per costi di produzione proibitivi, e un altro ex dipendente dice che furono scartati anche un app store online e un’interfaccia 3D. Le voci di Wikipedia sul Nokia 7700 e sul 7710 aggiungono prodotti concreti: il 7700, con Symbian e il primo touchscreen a penna dell’azienda, fu annunciato nell’ottobre 2003 e mai commercializzato; il 7710 fu annunciato il 2 novembre 2004 ed è descritto come il primo Nokia con touchscreen. Le fonti consultate non spiegano come funzionasse il prototipo di cui parla Hakkarainen.

Il memo di Stephen Elop dell’8 febbraio 2011 ha un testo che si può leggere. Engadget lo pubblicò per primo, circa milletrecento parole, e poi confermò che era autentico; NBC News ricorda che il testo integrale comparve anche sul sito del Wall Street Journal. Elop racconta la storia dell’uomo su una piattaforma petrolifera in fiamme che decide di saltare in acqua gelida, e scrive che “i concorrenti non ci stanno togliendo quote di mercato con i telefoni, ma con un intero ecosistema”. TechRadar ne mise in titolo la frase più dura: “abbiamo versato benzina sulla nostra piattaforma in fiamme”.

Le fonti

Cronologia e citazioni verificate su più fonti. I link portano a pagine aperte e controllate; dove le fonti divergono, o non descrivono un dettaglio, lo diciamo nel testo.


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