Parigi, i primi giorni di novembre del 1911. Marie Curie scende dal treno che la riporta da Bruxelles, dove ha passato una settimana al tavolo dei più importanti fisici d’Europa. Da Stoccolma arrivano segnali sempre più concreti: l’Accademia reale delle scienze di Svezia sta per assegnarle un secondo premio Nobel, questa volta in Chimica. Nessuno, prima di lei, ne aveva vinti due in due discipline scientifiche diverse. Nelle edicole della città, intanto, un giornale si prepara a pubblicare lettere che nessuno dei due protagonisti aveva mai voluto rendere pubbliche.
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Questa è la storia dell’inverno del 1911: il voto dell’Accademia delle Scienze perso per due voti, lo scandalo Langevin, due duelli e una lettera privata di un membro del comitato Nobel che le chiedeva di restare a casa. Il video racconta tutto in modo narrato; qui trovi la cronologia, i nomi e le fonti.
- 1911Una scienziata già due volte fuori dal comune
- Gennaio 1911Ventotto voti contro trenta all’Accademia
- 1908-1911Paul Langevin e le lettere
- 23-25 novembre 1911L’Œuvre, la piazza e due duelli
- 10 dicembre 1911La lettera di Arrhenius e il Nobel di Stoccolma
- Dopo il 1911Einstein, Irène e le “petites Curies”
Marie Curie nel 1911: una vedova di trentotto anni con una cattedra
Nel 1911 Maria Skłodowska Curie, nata a Varsavia nel 1867, non era più la studentessa arrivata a Parigi con pochi soldi. Nella Varsavia occupata dall’Impero russo alle donne era vietato iscriversi all’università, e da ragazza aveva frequentato l’“Università Volante”, una rete clandestina di corsi che cambiava sede di continuo per sfuggire alla polizia zarista. Era arrivata a Parigi solo nel 1891, a ventiquattro anni, e si era laureata alla Sorbona in fisica in due anni, prima della sua classe, poi anche in matematica.
Nel 1895 aveva sposato il fisico Pierre Curie. Insieme, in un capannone freddo e mal ventilato usato un tempo come sala di dissezione, avevano isolato due nuovi elementi, il polonio, battezzato in onore della Polonia occupata, e il radio, trattando a mano per quattro anni diverse tonnellate di pechblenda. Nel 1903 il premio Nobel per la Fisica, insieme a Henri Becquerel: la prima donna a vincerne uno.
Il 19 aprile 1906 Pierre scivolò sotto un carro trainato da cavalli e morì sul colpo. Marie rimase vedova a trentotto anni, con due figlie, Irène di otto anni ed Ève di diciotto mesi. La Sorbona le offrì la cattedra del marito: il 13 maggio 1906 divenne la prima donna a insegnare nell’ateneo, e la sua prima lezione ripartì esattamente dal punto in cui Pierre l’aveva interrotta, senza una parola sul lutto.
Gennaio 1911: ventotto voti contro trenta
Il 23 gennaio 1911 l’Accademia delle Scienze di Francia votò sulla candidatura di Marie Curie, presentata nel novembre 1910, a un seggio di fisica, lo stesso occupato da Pierre fino alla morte. Se eletta, sarebbe stata la prima donna dell’istituzione, fondata nel 1666. Dei cinquantotto voti espressi (l’Accademia contava sessantasei membri) ne ottenne ventotto. Il fisico Édouard Branly, inventore di un rivelatore di onde radio, ne ottenne trenta.

Il clima non era stato silenzioso. Il fisico Émile Hilaire Amagat aveva dichiarato che “le donne non possono far parte dell’Istituto di Francia”, e una riunione congiunta delle cinque accademie si era espressa contro l’ammissione delle donne. Alla candidatura si opposero tre argomenti, spesso intrecciati negli stessi articoli: che fosse donna, che fosse straniera, e, con voci del tutto infondate, che fosse ebrea. Era cattolica. La rivista Scientific American criticò apertamente la decisione. Marie non si ripresentò mai più: morì nel 1934 senza essere stata membro dell’Accademia.
Questo rifiuto è la chiave per leggere quello che accadde a novembre. La stessa combinazione di accuse era già pronta mesi prima che qualcuno avesse una sola lettera da pubblicare.
Paul Langevin e le lettere
Paul Langevin, sette anni più giovane di Marie, era stato allievo di Pierre alla Scuola di Fisica e amico di famiglia. Nel 1911 era un fisico promettente, con un lavoro sul paramagnetismo che porta ancora il suo nome. Era sposato dal 1893 con Jeanne Desfosses, da cui aveva avuto quattro figli, in un matrimonio che più biografi descrivono come segnato da tensioni profonde e da episodi di violenza domestica da parte della moglie.
Marie, rimasta sola, trovò in lui un collega con cui parlare di fisica allo stesso livello. Secondo i biografi i due iniziarono una relazione, presero in affitto un piccolo appartamento vicino alla Sorbona e si scrissero molte lettere, in cui gli affetti si mescolavano a discussioni di fisica. Secondo la Nobel Foundation alcune lettere furono sottratte con un furto nell’appartamento di Langevin e consegnate alla stampa; altre ricostruzioni attribuiscono il possesso a Jeanne, che avrebbe minacciato di renderle pubbliche se Paul non avesse interrotto la relazione. Langevin sostenne poi che i testi usciti sui giornali non fossero identici agli originali: oggi non è possibile stabilire quanto di ciò che i lettori francesi lessero nel 1911 corrispondesse davvero, parola per parola, a ciò che i due si erano scritti.
Dal 30 ottobre al 3 novembre Marie era a Bruxelles, una delle ventiquattro persone invitate al primo Congresso Solvay all’Hotel Metropole: l’unica donna al tavolo con, tra gli altri, Planck, Rutherford, Poincaré e un giovane Einstein. In piedi nella stessa fotografia c’è anche Langevin. Il suo rientro a Parigi coincise quasi esattamente con le prime voci da Stoccolma sul secondo Nobel e con la campagna di stampa sulla sua vita privata.
23 novembre 1911: L’Œuvre, la piazza e due duelli
Il 23 novembre il quotidiano L’Œuvre, diretto da Gustave Téry e apertamente nazionalista, pubblicò in prima pagina la relazione con estratti delle lettere. Nel clima della Francia del 1911, dove quotidiani popolari come Le Petit Journal viaggiavano attorno ai due milioni di copie e vivevano di cronaca nera e scandali, la storia era materiale quasi perfetto: una vedova famosa, un adulterio, un Nobel in arrivo. Téry descrisse Marie come una “polacca ambiziosa” che prima si era aggrappata alla fama di Pierre e ora a quella di Langevin. Altri titoli parlarono di “distruttrice di focolari”, e gli insulti antisemiti già usati contro la sua candidatura all’Accademia tornarono, nonostante fosse cattolica.
Una folla si radunò più volte davanti alla casa di Sceaux e lanciò pietre contro le finestre. Irène ed Ève furono portate in casa di un’amica, e Marie stessa si rifugiò per qualche giorno da Camille Marbo. Il 25 novembre Langevin sfidò a duello Téry al velodromo del Parc des Princes, con le pistole. Nessuno dei due sparò: Téry abbassò l’arma per primo, dicendo di non voler privare la Francia di uno dei suoi migliori scienziati, e Langevin disse di non essere un assassino. Nello stesso periodo un altro giornalista che aveva difeso Marie, Pierre Mortier, si batté con Téry alla spada e ci fu un ferimento non grave. Due duelli per l’onore di una donna che nessuno dei due aveva pensato di interpellare. Marie non rilasciò mai dichiarazioni sulla sua vita privata e continuò ad andare ogni giorno in laboratorio.

La lettera di Arrhenius e il Nobel di Stoccolma
Svante Arrhenius, chimico svedese e membro influente del comitato per la Chimica, aveva sostenuto con convinzione la candidatura di Marie. Nelle settimane dello scandalo le scrisse una lettera privata chiedendole di restare in Francia e di non presentarsi a Stoccolma almeno finché non fosse concluso il procedimento di separazione fra Paul e Jeanne Langevin: temeva che il suo nome venisse fatto in aula, a ridosso della cerimonia. Scrisse che “nessuno può calcolare cosa potrebbe accadere” e la invitò a comunicare per telegramma che non intendeva accettare il premio.
Marie rispose che il premio le era stato assegnato per la scoperta del radio e del polonio, che non vedeva alcun legame fra il suo lavoro scientifico e i fatti della sua vita privata, che non poteva accettare che il giudizio su una ricerca fosse influenzato da calunnie e maldicenze, e che sarebbe venuta alla cerimonia. Il 10 dicembre 1911 ritirò il Nobel per la Chimica dalle mani del re Gustavo V e nel discorso parlò solo di scienza: il lavoro che aveva portato alla scoperta e all’isolamento del radio. Le cronache svedesi riferiscono una cerimonia senza il minimo incidente.

Va detto che Arrhenius non era un nemico. Proprio questo rende la lettera istruttiva: anche un sostenitore sincero, davanti a quello scandalo, trovò normale chiederle di sparire per un po’ dalla scena pubblica, una richiesta che a un collega uomo nella stessa posizione sarebbe stata fatta difficilmente con la stessa naturalezza.
Dopo il 1911: Einstein, Irène e le “petites Curies”
Non tutti si schierarono contro di lei. Albert Einstein, che l’aveva appena incontrata a Bruxelles, le scrisse una lettera privata di sostegno, invitandola a non dare peso agli attacchi della stampa e a continuare a fare la scienza che sapeva fare meglio di chiunque. Il procedimento di separazione dei Langevin si chiuse pochi giorni dopo la cerimonia con un accordo in cui il nome di Marie non comparve, risparmiandole il secondo giro di pubblicità che Arrhenius aveva temuto. La relazione fra i due, di fatto, finì sotto la pressione pubblica. Diversi storici leggono un doppio standard nel fatto che la posizione di Langevin nell’ambiente accademico parigino rimase più stabile della sua.
Nessuno dei due Nobel fu mai revocato o messo in discussione. Nel 1914, pochi giorni prima dello scoppio della Prima guerra mondiale, aprì l’Istituto del Radio. Marie progettò unità radiologiche mobili, furgoni con generatore, apparecchio a raggi X e camera oscura, che i soldati chiamarono “petites Curies”, e formò circa centocinquanta donne a usarle. Secondo le stime più citate, oltre un milione di soldati alleati furono radiografati grazie a quelle unità e alle oltre duecento sale radiologiche fisse da lei contribuite ad allestire. Sua figlia Irène, che a diciassette anni operava gli apparecchi vicino al fronte, vinse il Nobel per la Chimica nel 1935 con il marito Frédéric Joliot, e più volte si candidò all’Accademia delle Scienze di Francia che aveva respinto la madre, pur sapendo di andare quasi certamente incontro a un rifiuto, per tenere aperta la questione dell’esclusione delle donne.
Marie morì nel 1934 di anemia aplastica, quasi certamente causata dalla lunga esposizione alle radiazioni. I suoi quaderni di laboratorio sono ancora così radioattivi da essere conservati in scatole di piombo.
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Scopri il libro su AmazonQuando si racconta Marie Curie si parte quasi sempre dal laboratorio freddo in cui isolò il radio, dalla morte di Pierre o dai due Nobel. Il 1911 resta ai margini, schiacciato fra la scoperta della radioattività e il racconto più rassicurante della vedova dedita solo alla scienza. Eppure è lì, fra due voti di scarto all’Accademia e qualche lettera sottratta, che si vede come rispose a un intero paese che le chiedeva di scomparire: con la stessa fermezza entrambe le volte, e presentandosi comunque.
Cosa dicono i documenti: il voto di gennaio, le parole di Arrhenius, l’erede di Marie
Le fonti istituzionali permettono di precisare il voto del 23 gennaio 1911. Secondo la Nobel Foundation Édouard Branly fu proposto come candidato avversario solo una settimana prima, e l’elezione si svolse in presenza di giornalisti, fotografi e curiosi: al primo turno Marie Curie perse per un voto, al secondo per due, e in tutto furono espressi cinquantotto voti. La sua candidatura, presentata nel novembre 1910 secondo l’American Institute of Physics, era sostenuta da ricercatori come Jean Perrin, Henri Poincaré, Paul Appell e dal segretario perpetuo dell’Accademia, Gaston Darboux, e non bastò.
La richiesta di Arrhenius è documentata da due fonti con parole molto vicine. NPR riporta la sua frase, “la prego di restare in Francia: nessuno può calcolare che cosa potrebbe accadere qui”, con l’invito a telegrafare che non intendeva accettare il premio prima che il processo Langevin dimostrasse le accuse del tutto infondate. La Nobel Foundation aggiunge il ragionamento di Arrhenius: il duello aveva dato l’impressione che la corrispondenza pubblicata non fosse stata falsificata, e per questo le chiedeva di far sapere che non sarebbe venuta a Stoccolma.
Il rifiuto di gennaio ebbe un seguito lungo. La prima donna eletta all’Accademia delle Scienze, nel 1962, fu Marguerite Perey, scopritrice del francio e allieva di Marie Curie, con il titolo di membro corrispondente, che dava privilegi più limitati di quello di membro a pieno titolo. Marie era morta nel 1934 senza esserne mai diventata parte.
Le fonti
Cronologia e citazioni sono state incrociate su più fonti prima di scrivere lo script. I link portano a pagine che abbiamo aperto e controllato; le biografie a stampa sono citate senza link.
- Nobel Foundation, Marie and Pierre Curie and the discovery of polonium and radium, NobelPrize.org, 2026. racconto del voto all’Accademia, dello scandalo Langevin e della lettera di Arrhenius, con la testimonianza di Marguerite Borel
- Nobel Foundation, Marie Curie – Facts, Nobel Prize in Chemistry 1911, NobelPrize.org, 2026. motivazione ufficiale del premio per la scoperta di radio e polonio e l’isolamento del radio
- American Institute of Physics, Center for History of Physics, Marie Curie – Scandal and Recovery (1910-1913), mostra online, 2026. la candidatura all’Accademia, la folla di Sceaux e l’affare Langevin
- Robert Krulwich, Don’t Come to Stockholm! Madame Curie’s Nobel Scandal, NPR, Krulwich Wonders, 2010. le parole di Arrhenius e la risposta di Einstein
- PBS NewsHour, The day Marie Curie got snubbed by the French science world, PBS NewsHour, 2021. il voto del 23 gennaio 1911 e il precedente di Marguerite Perey, eletta nel 1962
- Wikipedia, Marguerite Perey, voce dell’enciclopedia, consultata l’11 ottobre 2026 come indice di partenza, 2026. la prima donna eletta all’Accademia delle Scienze, come membro corrispondente
- Susan Quinn, Marie Curie. Una vita, Bollati Boringhieri, traduzione di Stefano Ravaioli (quarta edizione italiana), 2013. biografia di riferimento, con un capitolo sullo scandalo Langevin



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